Giulia Franceschi

Nata a Napoli nel 1870, Giulia è figlia dello scultore ed ebanista toscano Emilio Franceschi che la sostiene nella crescita fino a renderla sua preziosa collaboratrice nella conduzione della sua scuola-officina di intaglio. Il metodo di apprendimento sul campo unito ad un approccio pedagogico del tutto nuovo sarà poi presente nell’impegno caratterizzante della vita di Giulia Franceschi: la direzione della nave-asilo “Francesco Caracciolo”. Nel 1889 Giulia sposa l’avvocato Teodoro Civita assumendone il cognome e nel 1891 nasce Emilio, unico figlio della coppia. Progessivamente a causa dell’aggravarsi della salute del marito, Giulia Civita Franceschi cede l’attività presso l’officina del padre alla sorella. Da questa chiusura nasce però una nuova opportunità: educare i giovani meno fortunati all’autonomia e alla dignità del lavoro. Seguendo un progetto già avviato in altre parti di Italia con la Nave Officina “Garaventa” a Genova (attiva dal 1883) che accoglie giovani che hanno scontato pene carcerarie, e la Nave Asilo “Scilla” a Venezia (attiva dal 1906) come scuola di pesca per gli orfani dei pescatori dell’Adriatico, nel 1913 è inaugurata la nave covetta Caracciolo, alla presenza del duca d’Aosta Emanuele Filiberto. Il veliero è stato donato dal Ministero della Marina Militare alla città di Napoli per accogliere gli orfani dei marittimi e i ragazzi a rischio. Per aggirare il vincolo che una nave militare debba essere guidata da un uomo, il comandante David Levi-Morenos escogita la soluzione di “delegare” Giulia Civita Franceschi a ricoprire il suo ruolo. Prende così il via il “sistema Civita” un metodo educativo innovativo rivolto al recupero e all’inclusione dei minori a rischio e in condizioni di salute precarie. L’approccio pedagogico portato avanti dalla Franceschi è del tutto nuovo: si impara e si lavora, si esce dalla difficoltà grazie alla solidarietà sociale e alla dignità del lavoro. Dal 1914 al 1928 Giulia Franceschi vive sulla Caracciolo insieme ai suoi ragazzi, navigando nel Golfo di Napoli dal Molo Beverello a Capo Miseno per curare le loro debolezze grazie all’aria salubre del mare dei Campi Flegrei. La nave accoglie 750 tra bambini e ragazzi costruendo una comunità in cui ogni bambino viene conosciuto, rispettato e incoraggiato a sviluppare le proprie potenzialità. Nel 1921 viene costituita la SPEM (Scuola Pescatori e Marinaretti), alla quale nel’23 lo Stato concede la gestione dei laghi Fusaro e Mare Morto, tra Bacoli e Capo Miseno. In particolare, al Fusaro la Franceschi vuole realizzare una casa per piccoli pescatori e una scuola per il recupero delle bambine abbandonate, ma alcuni privati le impediscono ogni forma di attività. Ancora nel 1921, la sua attività diviene caso di studio da parte di una commissione proveniente dal Giappone che, insieme al Ministro dell’Istruzione e a docenti universitari, sale a bordo della nave per conoscere il sistema educativo adottato. L’anno successivo il Ministero della Pubblica Istruzione le conferisce la medaglia d’oro al merito. L’esperienza della “Montessori del mare”, come viene chiamata dai suoi estimatori, termina bruscamente nel 1928 quando il Fascismo la rimuove per inserire il progetto Caracciolo nell’Opera nazionale Balilla. La Franceschi continua le attività con la SPEM fino al 1933 quando il governo fascista si appropria delle strutture messe a disposizione dalla Marina. Giulia cerca allora di fondare una scuola elementare e un corso di agraria in provincia di Caserta, a Santa Maria a Vico, su terreni di proprietà dell'Asilo Carlo van Den Heuvel, ma anche questi ben sono requisiti dal regime fascista. Negli anni successivi la Franceschi si dedica alla valorizzazione delle opere del padre e soprattutto prende parte alla fondazione del movimento femminile dell’UDI Unione Donne Italiane. Si impegna in campagne giornalistiche per focalizzare l'attenzione della società e della politica alla questione dell'infanzia abbandonata. Giulia Franceschi muore a Napoli nel 1957, di lei rimane il grande esempio del metodo pedagogico studiato ancora oggi in tutto il mondo.

Molo Beverello

Il Molo Beverello si trova nell’area adiacente al Castel Nuovo, sul versante del mare ed è utilizzato come principale punto di attracco per le imbarcazioni che navigano nel Golfo di Napoli in direzione delle isole di Ischia, Capri e Procida, e ancora Sorrento e la Costiera Amalfitana. Il suo nome, Beverello, trae origine da una fonte di acqua potabile “bever ello” che era situata in quella zona e dava da bere ai passanti. Secondo Benedetto Croce l’etimologia del termine si lega inoltre alla Turris Biberella, una torre di controllo non più esistente, collegata all’area del Castel Nuovo (noto anche come Maschio angioino). Fino ai primi del ‘900 Molo Beverello rimane un approdo di piccole dimensioni, utilizzato dal re Ferdinando per la pesca e il nuoto. Successivamente la zona viene riqualificata e ampliata attraverso l’inserimento della Stazione Marittima, progettata dall’architetto Cesare Bazzani e completata nel 1936.
Il Molo Beverello è stato anche sede di attracco per la nave-asilo Caracciolo guidato da Giulia Civita Franceschi, di cui si conserva una fotografia con indosso abiti navali e sullo sfondo il castello angioino e le banchine del Molo. Oggi l’area è utilizzata anche per l’attracco delle navi da crociera e sono stati realizzati nuovi edifici integrati nel contesto urbano per l’accoglienza dei viaggiatori.