DONNE DI NAPOLI
Maria Bakunin

Maria Bakunin fu una donna brillante, valente e generosa scienziata. Terzogenita dell’anarchico Michail Bakunin e di Antonia Kviatovoska, Maria nacque nel 1873 a Krasnojarsk, città della Siberia centrale. Sebbene fosse in realtà figlia biologica di Carlo Gambuzzi, avvocato napoletano, Maria non rinunciò mai al cognome del padre putativo, del quale conservò l’eredità culturale e morale. Da sempre appassionata di scienza, divenne preparatrice presso l’Istituto di Chimica di Napoli e nel 1895, giovanissima, si laureò in Chimica presso l’Università di Napoli con una tesi sulla stereochimica. In particolare, introdusse un nuovo metodo per realizzare la ciclizzazione, una reazione chimica che si ottiene dall’utilizzo dell’anidride fosforica; studiò i pigmenti e le melanine, tanto che il suo impegno scientifico può dirsi coincidente con la nascita e l'affermazione della chimica moderna. Oltre che ricercatrice, Maria Bakunin fu anche docente appassionata. Infatti, nel 1909 divenne docente di Chimica applicata alla Scuola superiore politecnica di Napoli; nel 1912 vinse il concorso come docente ordinario di Chimica organica, carica che rivestì in maniera effettiva dal 1917. Tra i numerosi incarichi che le furono conferiti, nel 1914 condusse una ricerca sul sistema scolastico di Belgio e Francia, al fine di raccogliere informazioni utili per migliorare quello nazionale, per volontà del ministro Francesco Saverio Nitti. Inoltre, nel periodo dal 1940 al 1947 ricoprì la cattedra di Chimica applicata presso l'Università di Napoli. Il suo interesse si concentrò soprattutto sugli scisti bituminosi, particolari rocce sedimentarie molto diffuse in alcune zone dell’Italia meridionale. Bakunin utilizzò le sue competenze per estrarre da tali rocce l’ittiolo, un catrame minerale di origine organica che, sottoposto a lavorazione, viene utilizzato come unguento per il trattamento di malattie dermatologiche come la psoriasi. Su sua iniziativa, l'unguento fu prodotto nei Monti Picentini, nel salernitano. Donna dalla forte personalità e dal carattere deciso, estremamente famosa nell’ambiente partenopeo, Maria Bakunin è stata una figura di spicco non soltanto come scienziata e docente, ma anche per il ruolo di direttrice di varie istituzioni scientifiche. Nel 1919 divenne vicepresidente della Sezione napoletana dell’Associazione di Chimica generale e applicata; nel 1932 fu eletta presidente dell'Accademia di scienze fisiche e matematiche della “Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli”. È stata la prima donna socia dell’Accademia nazionale dei Lincei nella classe delle scienze fisiche, nel 1947. Inoltre, socia dal 1905 dell’Accademia Pontaniana, ne divenne presidente dopo la seconda guerra mondiale: la prima e unica donna a guidare l’antica istituzione. Un’intensa esistenza, quella di Marussia, una donna dal talento visionario e competente nel campo della scienza, capace di dominare e sperimentare con maestria. Si mosse a difesa del “suo” Istituto di chimica durante la Seconda guerra mondiale quando i tedeschi minacciarono di incendiare le biblioteche della sede universitaria di Mezzocannone e lei, come ricorda Nicolaus nel testo “Ricordo di Maria Bakunin”, «si sedette in prossimità delle fiamme incrociando le braccia. Il tenente tedesco comandante, stupefatto da tanto coraggio, diede ordine di ritirarsi e i danni furono meno gravi». Maria Bakunin si spense nella sua abitazione, all'interno dell'Istituto Chimico dell'Università, in via Mezzocannone 10, il 17 aprile 1960. La stima e l’affetto che la città le tributava si manifestarono in modo eloquente ai suoi funerali solenni, organizzati dall'Ateneo federiciano. Centinaia di persone accompagnarono il feretro in un commovente omaggio: il corteo funebre, con un cocchio trainato da quattro morelli con pennacchio e cocchiere in livrea, compì un percorso simbolico attraverso i luoghi che avevano segnato la sua vita, dagli istituti dove aveva insegnato ai laboratori dove aveva condotto le sue ricerche. Oggi, dell’appartamento in cui visse resta solo una targhetta con il numero civico, testimonianza discreta ma significativa di una presenza che ha segnato profondamente la storia dell'Ateneo napoletano.
I funerali di Maria Bakunin
Photo Credits: © Archivio fotografico Carbone
Istituto di Chimica e Fisica dell’Università Federico II
L’Istituto di Chimica e Fisica in cui ha insegnato e lavorato Maria Bakunin fu costruito nel contesto del grande progetto di Risanamento di Napoli. L’Università Federico II si trovò a dover affrontare una sostanziale riorganizzazione dei propri spazi. Il progetto fu affidato agli ingegneri Guglielmo Melisurgo e Pier Paolo Quaglia, che tra il 1893 e il 1896 elaborarono un piano che prevedeva non solo la ristrutturazione dell’ex collegio gesuitico (che risale alla metà del Cinquecento), ma anche la costruzione di tre nuovi fabbricati, destinati ad ospitare il Rettorato, le Facoltà di Lettere e Giurisprudenza e gli Istituti di Chimica e di Fisica. Questi lavori trovarono compimento con la realizzazione del corpo centrale dell’università sul Rettifilo e dei due corpi arretrati, collegati dallo scalone che permetteva di superare il dislivello di più di sette metri. L’Istituto di Chimica fu collocato nell’edificio di sinistra rispetto al celebre Scalone della Minerva, con ingresso su via Mezzocannone 4. Questo edificio, gemello di quello che ospitava l’Istituto di Fisica, presenta una pianta a T e dispone di un’aula ottagonale “ad anfiteatro” situata presso l’innesto con lo scalone, caratteristica che evidenziava l’attenzione progettuale verso le esigenze didattiche dell’epoca. L’allora direttore dell’Istituto di Chimica era Agostino Oglialoro Todaro, dal 1896 marito della Bakunin. La storia dell’Istituto proseguì con ulteriori cambiamenti che rispecchiarono le trasformazioni dell’Università napoletana. Nel 1970, grazie alla disponibilità dei locali liberati dal trasferimento della Facoltà di Ingegneria nel nuovo complesso di Piazzale Tecchio a Fuorigrotta, l’Istituto trovò una nuova collocazione in via Mezzocannone 16. Il nuovo millennio segnò una fase di ulteriore espansione territoriale dell’Ateneo, con la costruzione del complesso di Monte Sant’Angelo dove ha sede, dal 2012, il Dipartimento di Scienze Chimiche.











